Cinquanta sfumature di grigio: il fenomeno editoriale al cinema, tra luci e ombre
Titolo: Cinquanta sfumature di grigio (Fifty Shades of Grey)
Nazione: USA
Anno: 2015
Regia: Sam Taylor-Johnson
Con: Dakota Johnson, Jamie Dornan, Jennifer Ehle, Marcia Gay Harden
Genere: Romantico, Drammatico
Distribuzione: Universal Pictures
Il fenomeno letterario arriva al cinema
Cinquanta sfumature di grigio e’ il primo adattamento cinematografico della trilogia di E.L. James, una saga che prima ancora di arrivare nelle sale aveva gia’ generato polemiche, venduto milioni di copie e diviso il pubblico tra fan entusiasti e detrattori decisi. Il film racconta la storia di Anastasia Steele, una giovane studentessa di letteratura che viene inviata a intervistare il miliardario Christian Grey per conto di una rivista universitaria. Tra i due nasce un’attrazione immediata, e Christian introduce Anastasia al suo mondo, fatto di lusso, controllo e un certo tipo di relazione che il film mostra con un’audacia che all’epoca aveva contribuito non poco al clamore attorno alla pellicola.
Sam Taylor-Johnson porta sullo schermo il materiale di partenza cercando di trovare un equilibrio tra il romanzo erotico e il dramma romantico. Il risultato e’ un film che punta molto sull’estetica, sulle ambientazioni lussuose e su una fotografia elegante, e che funziona meglio nelle scene in cui i due protagonisti si confrontano verbalmente che in quelle in cui il racconto cerca di alzare la temperatura.
Un film sopravvalutato che resta nella media
Il problema principale di Cinquanta sfumature di grigio e’ che la figura di Christian Grey, costruita dai romanzi come un personaggio affascinante e misterioso, sullo schermo finisce per risultare spesso semplicemente controllante, con dialoghi che faticano a trasformare quella tendenza al dominio in qualcosa di cinematograficamente convincente. Dakota Johnson e’ la parte piu’ riuscita del film: porta Anastasia con una leggerezza e una presenza scenica che bilancia le rigidita’ del personaggio maschile.
Tecnicamente la pellicola si regge bene: regia pulita, fotografia nella media, colonna sonora che funziona nelle scene piu’ intense. Il problema e’ che l’enorme campagna marketing aveva promesso qualcosa che il film non mantiene del tutto. E’ una produzione discreta che ha beneficiato enormemente del fenomeno editoriale che la precedeva, e che senza quel traino sarebbe probabilmente passata con meno rumore. Da vedere solo se maggiorenni.
Fonte: Universal Pictures, febbraio 2015. Recensione redatta nel gennaio 2018.
