Eurovision 2026: vince la Bulgaria con Bangaranga, Sal Da Vinci quinto e in lacrime, fischi per Israele

Posted on 17 Mag 2026 in Attualità


Vienna, sabato 16 maggio. Pioggia battente fuori dalla Wiener Stadthalle, tremila manifestanti in piazza contro la partecipazione israeliana, tensione dietro le quinte. E poi, in mezzo a tutto questo, una ragazza di 27 anni di Varna sale sul palco, trasforma l’arena in una festa balcanica e porta la Bulgaria alla sua prima vittoria nella storia dell’Eurovision Song Contest.

La 70esima edizione della kermesse europea va a Dara con il brano Bangaranga, 516 punti in classifica e un vantaggio di 173 punti sul secondo classificato che non lascia spazio a interpretazioni. Non è stata una gara, alla fine. È stata una fuga.

Chi è Dara

Darina Nikolaeva Jotova, in arte Dara, è nata nel 1998 a Varna, nel nord-est della Bulgaria. Il grande pubblico l’ha conosciuta nel 2015 grazie a X Factor Bulgaria, dove si classificò terza. Da quel momento la sua carriera è cresciuta rapidamente fino a trasformarla in una delle artiste più ascoltate del Paese, con brani come Thunder, Call Me e Mr. Rover che vantano più di 80 milioni di visualizzazioni. Il suo stile mescola pop elettronico, influenze balcaniche e sonorità internazionali. Bangaranga, che in bulgaro significa “Caos”, è stato presentato come un inno alla libertà personale e alla ribellione.

Sul palco di Vienna ha portato esattamente questo: energia caotica e controllata allo stesso tempo, coreografie scatenate, un ritmo ossessivo che il pubblico dell’arena ha adottato in pochi secondi. Per la Bulgaria si tratta di un successo storico: nel 2017 era arrivata seconda, mai oltre. L’anno prossimo l’Eurovision si terrà a Sofia.

Sal Da Vinci, quinto e commosso

Per l’Italia questa edizione resterà comunque nella memoria. Sal Da Vinci, vincitore di Sanremo 2026, è arrivato a Vienna con quote da outsider, ottavo secondo i bookmakers, e ha chiuso quinto con 281 punti. Esibitosi per ventiduesimo, l’artista napoletano è stato accolto dalla Wiener Stadthalle con grande calore e gente che gridava “Viva Italia!”. Alla fine dell’esibizione un’ovazione, e il cantante non ha retto all’emozione ed è scoppiato in lacrime.

Sebbene i bookmakers lo pronosticassero ottavo, Sal si è piazzato secondo al termine dei voti delle giurie di qualità, per poi scivolare in quinta posizione dopo il televoto. Un risultato che per un cantante napoletano di 63 anni, alla sua prima Eurovision, vale come una vittoria. È lo stesso piazzamento di Lucio Corsi l’anno scorso.

In settimana, il ministro del turismo Gianmarco Mazzi aveva anticipato che Sal Da Vinci sarà uno degli ambasciatori della candidatura della canzone napoletana classica a patrimonio Unesco. Il 5 giugno, dall’Arena di Verona, parteciperà all’evento di lancio insieme a Massimo Ranieri, Gigi D’Alessio, Placido Domingo e Patti Smith.

Israele, i fischi e le contestazioni

La parte più pesante della serata è stata quella che ruotava attorno alla presenza israeliana. La tensione non si è spenta nemmeno durante la finale. Al momento dell’assegnazione dei voti, dentro la Wiener Stadthalle sono partiti chiaramente dei fischi ogni volta che Israele scalava la classifica. Noam Bettan, in gara con Michelle, ha chiuso secondo a 343 punti, trascinato principalmente dal televoto.

La serata finale si è svolta tra imponenti misure di sicurezza e si è conclusa un’edizione che per il terzo anno consecutivo è stata dominata dalle polemiche sulla partecipazione di Israele, con il boicottaggio deciso da Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Slovenia per la guerra a Gaza. Nel pomeriggio, davanti all’arena, tremila persone avevano manifestato in una marcia pro-Palestina a cui aveva partecipato anche l’ambasciatore palestinese Salah Abdel Shafi.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha commentato il secondo posto su X come una risposta alle campagne di boicottaggio internazionali.

La classifica finale

Questi i risultati completi della finale di Vienna:

  1. Bulgaria, Dara, Bangaranga: 516 punti
  2. Israele, Noam Bettan, Michelle: 343 punti
  3. Romania, Alexandra Capitanescu, Choke Me: 296 punti
  4. Australia, Delta Goodrem, Eclipse: 287 punti
  5. Italia, Sal Da Vinci, Per sempre si: 281 punti
  6. Finlandia, 6° posto

La favoritissima Finlandia ha chiuso soltanto sesta. A chiudere la classifica la Gran Bretagna, con l’Austria, Paese ospitante, in penultima posizione.

Per l’Italia si tratta del nono anno consecutivo in top 10. Una continuità che dice molto su come il paese stia finalmente imparando a prendere l’Eurovision sul serio.

Una finale che era molto di piu

A bocce ferme, la sensazione è che l’Eurovision Song Contest 2026 sia stato molto più di una gara musicale. Dietro le luci della Wiener Stadthalle, dietro i fuochi, i coriandoli e il trionfo bulgaro di Bangaranga, resta una finale nervosa, politica, emotiva. La cantante ucraina Viktorija Leleka ha urlato “Slava Ukraini!” dal palco. I manifestanti fuori chiedevano il ritiro di Israele. Dentro, un’arena che cercava di fare festa nonostante tutto.

Alla fine le ha vinte Dara, con la sua canzone sul caos. Difficile scegliere metafora più adatta per descrivere questa edizione.


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Michel Bussi torna ai Caraibi: “Gli assassini dell’alba” è un thriller che profuma di magia nera

Posted on 16 Mag 2026 in Cultura, Letteratura


Se avete già letto almeno un libro di Michel Bussi, sapete esattamente cosa aspettarvi: una storia che sembra tranquilla nei primi capitoli, poi comincia ad accelerare, e a un certo punto non riuscite più a smettere di leggere. Gli assassini dell’alba, il suo ultimo romanzo per adulti pubblicato nel giugno 2025 da Edizioni E/O, non fa eccezione. Anzi, alza leggermente la posta aggiungendo qualcosa che nei suoi libri precedenti si intravedeva appena: una riflessione seria, quasi politica, sul passato coloniale francese.

Ma tranquilli, i colpi di scena ci sono tutti.


Un paradiso con un cadavere

Siamo in Guadalupa, dipartimento francese delle Antille, nell’aprile del 2024. Un’isola stupenda, fondali marini, foreste lussureggianti, spiagge da cartolina. Quella mattina il ricchissimo costruttore Jacob Santamaria sta nuotando vicino al suo yacht quando qualcuno lo raggiunge sott’acqua e lo trafigge con una fiocina. Il cadavere viene ritrovato sulla Scala degli Schiavi, uno dei luoghi simbolo dell’isola, con addosso un biglietto recante il nome di uno schiavo senegalese morto lì nel 1663. Non è un messaggio casuale.

Tocca al comandante di polizia Valéric Kancel indagare. Ed è un personaggio che Bussi costruisce con cura: uno chabin, pelle chiara, occhi azzurri, capelli biondi ma crespi, lineamenti africani, tornato sull’isola dopo vent’anni di esilio volontario in Normandia, giusto in tempo per assistere alla morte della madre. Kancel porta con sé il peso di chi ha sempre preferito ignorare le radici, e la Guadalupa glielo ricorda ad ogni passo.


Il veggente e il serial killer

L’omicidio di Santamaria è soltanto il primo. Ne seguono altri, sempre all’alba, sempre con una fiocina, sempre in luoghi carichi di memoria storica legata alla schiavitù. Il modus operandi è rituale, preciso, quasi coreografato. E la cosa più inquietante è che il vecchio Évariste, per i locali un quimboiseur, una sorta di sciamano, sembra sapere dove e come avverrà ogni omicidio prima che accada.

Kancel non crede alla magia. È un uomo di città, razionale, formato in Francia. Ma le visioni del vecchio si avverano ogni volta con precisione disarmante. Cosa fare? Affidarsi alla stregoneria caraibica o cercare un complice umano dietro le profezie? Il dubbio è il motore di tutta la storia, e Bussi lo coltiva con maestria per quasi quattrocento pagine.

Ad affiancarlo nelle indagini ci sono Jolène, spirito libero appena sbarcata sull’isola, e Amiel, poliziotto locale in crisi con la propria vita sentimentale. Un trio improbabile ma ben riuscito, che regala anche qualche momento di ironia in mezzo a tutto l’orrore.


Guadalupa come personaggio

Uno dei marchi di fabbrica di Bussi è l’uso del luogo come elemento narrativo vivo, non semplice sfondo ma vera e propria forza drammatica. Qui funziona benissimo. La Guadalupa che emerge dal romanzo è un posto in cui convivono bellezza e ferite aperte: è Europa (fa parte a tutti gli effetti della Francia), ma è anche Caraibi, con secoli di storia coloniale e schiavitù che non sono mai stati davvero elaborati. Il titolo stesso è tratto da una poesia di Aimé Césaire, il grande poeta e pensatore anticoloniale martinicano.

Non è una lezione di storia, Bussi è troppo furbo per fare la morale, ma è un thriller che sa dove è ambientato e usa quella consapevolezza per dare profondità alla vicenda. Le vittime vengono trovate in luoghi simbolo, i biglietti riportano nomi di schiavi dimenticati, e Kancel deve fare i conti con un passato che il suo Paese ha preferito rimuovere. Funziona.


Il solito Bussi, nel senso migliore

Chi conosce l’autore normando sa che “il solito Bussi” è un complimento. Ritmo vertiginoso, dialoghi serrati, personaggi credibili e mai piatti, una costruzione dell’intreccio chirurgica che rivela i pezzi al momento giusto, e un finale che ribalta tutto quello che credevi di aver capito. Anche qui, la formula regge.

Gli assassini dell’alba non è il suo libro più ambizioso, ma è uno dei più riusciti nell’equilibrio tra intrattenimento e sostanza. Se siete già fan, ve lo divorerete in pochi giorni. Se non avete ancora letto nulla di Bussi, questo, curiosamente, potrebbe essere un buon punto di partenza, anche se Ninfee nere resta il consiglio classico per i neofiti.


Gli assassini dell’alba
Michel Bussi
Edizioni E/O, giugno 2025
384 pagine – € 21,00
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca


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Cosa c’è al cinema questa settimana: dal ritorno di Guy Ritchie alla pop star di Hathaway

Posted on 15 Mag 2026 in Cinema


Maggio 2026 continua a regalare soddisfazioni al grande schermo, e questa settimana è particolarmente ricca. Dal 14 maggio le sale italiane si animano con un manipolo di titoli che spaziano dall’action movie di spionaggio al dramma psicologico in salsa pop, passando per il noir grottesco tutto italiano e un melodramma d’autore. C’è qualcosa per quasi tutti i gusti, e basta scegliere bene per passare due ore davvero memorabili.


In the Grey – Guy Ritchie torna a fare quello che sa fare meglio

Se siete fan di Guy Ritchie, quello di Snatch, di Lock & Stock, di The Gentleman, allora sapete già cosa aspettarvi. In the Grey è il suo ritorno nelle sale italiane dopo sette anni di assenza, e il regista britannico ci arriva con un cast da far girare la testa: Jake Gyllenhaal, Henry Cavill ed Eiza González, affiancati da Rosamund Pike e Carlos Bardem.

La storia è quella di un trio di agenti speciali che opera, appunto, nella zona grigia tra legalità e crimine, con il compito di recuperare un miliardo di dollari da un pericoloso boss. Il piano è meticoloso e complesso; poi, ovviamente, le cose vanno storte. Ritchie conosce questo territorio a memoria e lo percorre con il passo sicuro di chi sa come costruire dialoghi fulminanti, montaggio sincopato e colpi di scena che arrivano prima che tu te li aspetti. Non è cinema che cambia la vita, ma è fatto benissimo e ci si diverte un sacco.

Regia: Guy Ritchie – Con: Jake Gyllenhaal, Henry Cavill, Eiza González – Durata: 97 min –  Dal 14 maggio


Mother Mary – Anne Hathaway è una pop star che brucia dall’interno

Questo è il film della settimana per chi vuole qualcosa di più ambizioso. Mother Mary è scritto e diretto da David Lowery, il regista di A Ghost Story e The Green Knight, e prodotto da A24, il che già dice molto sul tono che aspettarsi: audace, visivamente sontuoso, emotivamente esigente.

Anne Hathaway interpreta la più grande pop star del mondo, icona mondiale sull’orlo di un clamoroso comeback dopo dieci anni lontana dai palcoscenici. Per tornare in scena, ha bisogno di un abito, e per ottenerlo deve riavvicinarsi a Sam (una straordinaria Michaela Coel), un tempo sua migliore amica e costumista fidata, poi scaricata bruscamente. L’incontro riapre ferite mai cicatrizzate e un legame psicologico intenso, fatto di desiderio, potere, dipendenza creativa e rivalità.

La musica è firmata da nomi pesantissimi del pop contemporaneo: Jack Antonoff, Charli XCX e FKA Twigs (quest’ultima anche in piccola parte nel film). Hathaway canta, balla, si trasforma: è una delle sue prove più coraggiose. La critica americana è stata divisa, tra chi l’ha adorato e chi l’ha trovato troppo enigmatico, ma questo è esattamente il tipo di film che vale la pena scoprire con occhi propri.

Regia: David Lowery – Con: Anne Hathaway, Michaela Coel, Hunter Schafer, FKA Twigs – Durata: 112 min – Dal 14 maggio


Il principe della follia – Dario D’Ambrosi e il noir tutto italiano

Un tassista notturno carica in auto un travestito in fuga da un night club. Durante una pausa in un bar, assiste a una grottesca televendita in cui un presentatore folle offre al pubblico la propria famiglia. Da quel momento in poi la notte si trasforma in qualcosa di molto diverso da ciò che sembrava.

Il principe della follia è il secondo film di Dario D’Ambrosi, fondatore del Teatro Patologico e da sempre impegnato nella rappresentazione delle fragilità umane e della malattia mentale. Nel cast trovate Alessandro Haber, Andrea Roncato e Carla Chiarelli. Un’opera distorta e coraggiosa, non per tutti ma certamente non banale.

Regia: Dario D’Ambrosi – Con: Stefano Zazzera, Alessandro Haber, Andrea Roncato – Dal 14 maggio


E i figli dopo di loro – i fratelli Boukherma al realismo crudo

Dai gemelli francesi Ludovic e Zoran Boukherma, distribuito da Fandango, arriva E i figli dopo di loro, un dramma che esplora con sguardo duro e realistico le dinamiche familiari e sociali in una periferia francese. Il film segna per i Boukherma un approdo al realismo più netto, lontano dalle venature più pop dei loro lavori precedenti.

Regia: Ludovic e Zoran Boukherma – Con: Paul Kircher, Angelina Woreth – Dal 14 maggio


Stella gemella – una commedia italiana con un colpo di scena genetico

Una coppia aspetta due gemelli. Quando nascono, però, scopre che non sono esattamente identici – anzi, sono sorprendentemente diversi. Stella gemella è una commedia italiana con Martina Gatti e Matteo Olivetti, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e ora finalmente nelle sale. Leggero, ma con qualcosa da dire.

Dal 14 maggio


In arrivo la prossima settimana: Star Wars torna al cinema

Se questa settimana è già piena, la prossima lo sarà ancora di più. Dal 20 maggio arriva nelle sale italiane (dal 22 in quelle americane) Star Wars: The Mandalorian & Grogu, diretto da Jon Favreau con Pedro Pascal, Sigourney Weaver e Jeremy Allen White. È il primo film della saga tratto direttamente da una serie televisiva, e il primo Star Wars al cinema dopo sette anni – dall’Ascensione di Skywalker del 2019. Le aspettative sono altissime, le prevendite hanno aperto il 22 aprile e stanno andando fortissimo. Segnatevela in agenda.


Insomma, maggio 2026 non delude. Tra il cinema di genere di Ritchie, l’ambizione autoriale di Lowery e i titoli italiani in sala, c’è davvero di che scegliere. La settimana prossima si alza ulteriormente il livello: il Mandaloriano vi aspetta.

Buona visione!


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Trump a Pechino: lo storico vertice con Xi Jinping tra disgelo e dossier aperti

Posted on 14 Mag 2026 in Attualità


Un vertice che il mondo attendeva

Il 14 maggio 2026 Pechino è al centro della scena geopolitica globale. Donald Trump è atterrato nella capitale cinese per quello che è già stato ribattezzato lo storico vertice del disgelo: la prima visita di un presidente degli Stati Uniti in Cina negli ultimi nove anni, ovvero dall’ultima volta in cui fu lo stesso Trump a recarvisi, nel 2017.

I colloqui si sono svolti alla Grande Sala del Popolo, il palazzo del parlamento affacciato su piazza Tienanmen, dove Xi Jinping ha accolto il presidente americano con tutti gli onori: tappeto rosso, banda militare, salve d’onore e centinaia di studenti che sventolavano bandierine americane e cinesi. Un’accoglienza che Trump stesso ha definito “un onore come pochi altri che abbia mai visto”.


Le parole dei leader: toni insoliti e dichiarazioni di distensione

Il clima del bilaterale è stato caratterizzato da toni insolitamente cordiali, nonostante le profonde tensioni che da anni dividono Washington e Pechino. Trump ha elogiato il presidente cinese definendolo “un grande leader” e ha sottolineato come Cina e Stati Uniti abbiano “un fantastico futuro insieme”.

Xi Jinping ha risposto con altrettanta apertura: “Dovremmo essere partner, non avversari”, ha dichiarato, aggiungendo che il motto trumpiano «Make America Great Again» e «la grande rinascita della Cina» possono tranquillamente coesistere. Il presidente cinese ha definito la relazione tra i due Paesi come “a un bivio” di fronte alle turbolenze mondiali, avvertendo però che, se gestita male, la situazione potrebbe diventare “molto pericolosa”.

Al termine degli incontri, Trump ha invitato ufficialmente Xi Jinping alla Casa Bianca per il prossimo 24 settembre 2026.


La delegazione americana: grandi imprenditori al seguito

Con Trump a Pechino è arrivata una folta delegazione economica: oltre a funzionari di governo — tra cui il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth (primo titolare del Pentagono a recarsi in Cina dagli anni di Nixon) — erano presenti circa 17 CEO delle principali aziende americane, tra cui Elon Musk e Tim Cook di Apple.

Tra i nomi più attesi figurava anche Jensen Huang, CEO di Nvidia, la cui presenza ha avuto però un retroscena insolito: inizialmente non previsto nella delegazione ufficiale, Huang si è aggiunto all’ultimo momento durante lo scalo dell’Air Force One in Alaska, dichiarando tramite un portavoce di voler “sostenere l’America e gli obiettivi dell’amministrazione”. La sua partecipazione non è casuale: uno degli obiettivi centrali del vertice riguarda proprio i semiconduttori e l’intelligenza artificiale, dossier su cui Nvidia è protagonista assoluta.


I dossier sul tavolo: Iran, Taiwan, dazi e AI

I temi chiave dell’incontro erano tre: la guerra commerciale, la crisi in Medio Oriente e Taiwan. Su nessuno è stato annunciato un accordo che cambi sostanzialmente le cose, ma alcuni segnali positivi sono emersi.

Iran e lo Stretto di Hormuz

La Casa Bianca ha comunicato che i due presidenti hanno concordato sulla necessità di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita un terzo del petrolio importato dalla Cina. Cina e USA hanno inoltre convenuto che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari. Trump ha riferito che Xi si è offerto di fornire un aiuto sulla questione iraniana e avrebbe dichiarato che Pechino non fornirà equipaggiamento militare a Teheran.

Taiwan

Xi ha ribadito che Taiwan rappresenta il tema “più importante” nelle relazioni sino-americane, chiedendo agli USA di rinunciare al sostegno militare e politico all’isola. Washington ha tuttavia espresso un “chiaro e fermo sostegno” a Taiwan, senza annunciare cambiamenti alla propria politica.

Commercio, terre rare e intelligenza artificiale

Sul fronte economico, la guerra commerciale tra i due Paesi si trova attualmente in una fase di tregua: dallo scorso ottobre entrambe le parti avevano ridotto dazi e restrizioni sulle esportazioni di terre rare. Nessun nuovo accordo è stato annunciato, ma Pechino ha ribadito la volontà di ampliare le opportunità per le aziende americane sul mercato cinese. Resta aperta anche la partita sui chip Nvidia, che gli USA hanno finora vietato di esportare in Cina — tema su cui la presenza di Huang a Pechino potrebbe aprire nuovi spiragli.


Un passo avanti, ma i nodi restano

Il vertice si è chiuso con molte cortesie e pochi annunci concreti. L’obiettivo dichiarato — rendere i rapporti tra Washington e Pechino più stabili e prevedibili — sembra in parte raggiunto sul piano del tono diplomatico. Ma i principali dossier geopolitici e commerciali restano aperti.

La visita di Trump si concluderà domani, 15 maggio, con un altro round di colloqui ufficiali prima del rientro negli Stati Uniti. Il mondo intero guarda a questo nuovo capitolo delle relazioni tra le due superpotenze, consapevole che le scelte dei prossimi mesi avranno conseguenze decisive per gli equilibri globali.


Fonti: Il Post, Il Fatto Quotidiano, ANSA, Il Giornale d’Italia, Today.it, Euronews, QuiFinanza — 14 maggio 2026


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Strumenti di intelligenza artificiale: 7 che vale davvero la pena provare adesso

Posted on 12 Mag 2026 in Tecnologia


Ammettiamolo: di “rivoluzione AI” abbiamo sentito parlare talmente tanto che a un certo punto viene da spegnere tutto e tornare a Google. Però poi capita la giornata in cui devi riassumere venti pagine di un contratto, scrivere una mail diplomatica al cliente scocciato, o ritoccare la foto del weekend senza spendere un’ora su Photoshop. Ed è lì che questi strumenti smettono di essere “il futuro” e diventano quelli che ti salvano il pomeriggio.

Ho messo insieme una lista corta, senza fronzoli, di strumenti AI che uso o che ho testato con calma. Niente classifiche da “top 50”, niente roba a pagamento da 200 euro al mese che serve solo alle multinazionali. Quelli che trovi qui sotto li puoi provare quasi tutti gratis, oggi, dal browser.

1. ChatGPT: il punto di partenza, ma con un’avvertenza

Inutile fare finta che non esista. ChatGPT è la porta d’ingresso al mondo AI per la maggior parte delle persone, e nella versione gratuita fa già tantissimo: scrive bozze, traduce, fa brainstorming, ti spiega le cose come se le stessi raccontando a tua nonna.

L’avvertenza? Tende a essere sicurissimo anche quando inventa di sana pianta. Quindi va bene per scrivere, organizzare idee, fare schemi. Per i fatti precisi (date, nomi, numeri) controlla sempre da un’altra parte.

Quando usarlo: per partire da zero su qualsiasi cosa scritta. Email, post, riassunti, idee per un compleanno.

2. Claude: quello bravo con i testi lunghi

Claude, di Anthropic, è il mio preferito quando devo lavorare su documenti corposi. Gli butti dentro un PDF di trenta pagine e lo riassume davvero, senza inventarsi i pezzi che non ha letto. Scrive anche in modo più “umano” rispetto ad altri, meno scolastico.

Quando usarlo: analisi di documenti, scrittura lunga, quando ti serve un tono che non sembri uscito da un manuale aziendale.

3. Gemini: utile soprattutto se vivi dentro Google

Se passi le giornate tra Gmail, Drive e Documenti, Gemini ti fa risparmiare un sacco di clic. Riassume un thread di mail lungo come la lista della spesa di dicembre, ti aiuta a scrivere risposte, e dentro Google Docs si comporta come un editor seduto accanto a te.

Quando usarlo: per chi ha già la vita digitale dentro l’ecosistema Google e non vuole aprire l’ennesima scheda nel browser.

4. Perplexity: il motore di ricerca che ti risponde davvero

Perplexity è quello che speravi che Google diventasse cinque anni fa. Gli fai una domanda, lui ti dà una risposta scritta in italiano vero, con i link alle fonti accanto. Niente dieci risultati pieni di pubblicità: dritto al punto.

Lo uso ogni volta che devo informarmi su qualcosa che non conosco. Per i giornalisti, gli studenti e i curiosi cronici è una manna.

Quando usarlo: ricerche veloci, verifica fonti, approfondimenti su argomenti che non padroneggi.

5. Canva con AI integrata: design per chi non sa disegnare

Canva esiste da anni, ma da quando ha integrato l’AI è diventato un altro pianeta. Scrivi “fai un post Instagram per il mio bar con sfondo estivo” e ti tira fuori cinque versioni decenti in dieci secondi. La rimozione dello sfondo, il ridimensionamento automatico per i vari social, la generazione di immagini: tutto lì dentro, gratis nel piano base.

Quando usarlo: social, locandine, presentazioni, qualsiasi cosa visiva senza dover diventare grafici.

6. NotebookLM: lo strumento di studio che nessuno conosce

Questo è un piccolo gioiello di Google e poca gente lo usa. Carichi i tuoi documenti (appunti, PDF, articoli) e NotebookLM diventa un assistente che risponde solo basandosi su quei materiali. Niente invenzioni: se la risposta non è nei tuoi file, te lo dice.

Ha pure una funzione che ti trasforma gli appunti in un podcast a due voci. Sembra una trovata, ma per ripassare in macchina è una bomba.

Quando usarlo: studiare, preparare esami, analizzare materiale per il lavoro senza che l’AI ti inventi cose che non hai mai letto.

7. Suno: musica originale partendo da una frase

Lo metto per ultimo perché è quello che fa più “wow” quando lo provi la prima volta. Scrivi “una canzone rock anni ’80 sulla pizza” e in un minuto hai un brano completo, con voce e strumenti. Per chi fa video, podcast o semplicemente vuole una colonna sonora originale per qualcosa, è incredibile.

Quando usarlo: sigle, sottofondi per video, regali divertenti, sperimentazione creativa.

Il consiglio che vale più di tutti gli strumenti messi insieme

Non scaricarteli tutti insieme. Davvero. Il modo più veloce per non usare nessuno strumento AI è iscriversi a dieci servizi diversi e perdersi nell’ansia di scegliere.

Prendine uno. Quello che ti incuriosisce di più tra questi sette. Usalo per due settimane, ogni giorno, su qualcosa di concreto: una mail, un post, una ricerca. Quando ti viene naturale aprirlo, allora aggiungine un altro.

L’intelligenza artificiale è uno di quegli strumenti che diventa potente quando smetti di pensarci come a una novità e cominci a usarlo come usi il telefono: senza farci caso. E ci si arriva solo con la pratica, non leggendo il decimo articolo su quale sia “il migliore”.

Buona sperimentazione.


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IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 RECENSIONE

Posted on 09 Mag 2026 in Cinema


Titolo: Il Diavolo Veste Prada 2
Nazione: USA
Anno: 2026
Regia: D.Frankel
Con: M.Streep, A.Hathaway, E.Blunt, S.Tucci, K.Branagh, L.Liu

INTRODUZIONE

Il Diavolo Veste Prada è uno di quei film che, nel 2006, ha segnato un’intera generazione. Vent’anni dopo, con un sequel attesissimo, David Frankel torna a bussare alle porte della leggendaria redazione di Runway. La domanda che tutti si pongono è una sola: ne valeva davvero la pena? Vediamolo nel dettaglio.

TRAMA

Il Diavolo Veste Prada 2 riprende le fila della storia anni dopo gli eventi del primo film. Miranda Priestly è ancora al comando di Runway, ma il mondo dell’editoria è profondamente cambiato: la stampa è in crisi, il digitale avanza inesorabile e i vecchi equilibri di potere vacillano. Nel frattempo, la sua ex assistente Emily Charlton è diventata una dirigente di successo in un’azienda rivale, e le due si ritrovano in una battaglia senza esclusione di colpi per il dominio del settore. Andy Sachs, da parte sua, ricompare nella vita di entrambe, portando con sé nuove tensioni e vecchi conti in sospeso.

OPINIONI

Il Diavolo Veste Prada 2 è stato uno dei film più attesi del 2026, e l’uscita nelle sale italiane, avvenuta il 29 aprile, ha confermato l’enorme interesse del pubblico con un esordio da oltre 2,7 milioni di euro. Il film funziona soprattutto grazie alla forza dei suoi personaggi: rivedere Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly è sempre un piacere, e la Streep conferma ancora una volta di essere in una categoria a parte. Molto convincente anche Emily Blunt, che costruisce il suo personaggio con sfumature nuove e interessanti rispetto al primo capitolo. Anne Hathaway è solida, anche se il suo ruolo risulta meno centrale di quanto ci si aspettasse. Il vero punto debole del film è la sceneggiatura, che in alcuni momenti sembra voler accontentare tutti senza osare abbastanza, e il ritmo nella seconda metà rischia di calare.

TECNICAMENTE

Dal punto di vista tecnico, il film è curato e patinato come ci si aspetta da una produzione di questo tipo. La fotografia è elegante, i costumi sono ovviamente una festa per gli occhi e la regia di Frankel è pulita e professionale, senza grandi virtuosismi ma efficace nel raccontare le dinamiche tra i personaggi. La colonna sonora è moderna ma non particolarmente memorabile. I 111 minuti di durata si sentono leggermente nella parte centrale, ma il finale recupera il ritmo e regala qualche momento davvero riuscito.

CONCLUSIONI

Un sequel piacevole, ben recitato e tecnicamente inappuntabile, che però non riesce a eguagliare la freschezza e l’impatto del film originale. Per i fan del primo capitolo è comunque una visione consigliata, soprattutto per rivedere all’opera una Meryl Streep semplicemente magistrale. Per chi si avvicina alla saga per la prima volta, meglio recuperare prima il capostipite.


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AGATHA ALL ALONG RECENSIONE

Posted on 29 Gen 2025 in Televisione


Titolo: Agatha all Along.

Nazione: USA

Anno: 2023

Con: K.Hanh, j.Loche

TRAMA

Agatha All Along è una  serie tv  che prende il titolo da  una canzone che appare nella serie WandaVision, ma racconta la storia della “villain”, che affronta un lungo viaggio per recuperare i suoi poteri, accompagnata da un misterioso personaggio.

OPINIONI

A differenza della maggior parte della gente, devo ammettere di aver apprezzato questa serie tv, forse perché intravedo il potenziale.

È evidente che Agatha all Along sia solo la presentazione, “l’antipasto” di qualcosa che deve ancora arrivare.

L’attrice stessa ha, infatti, appena lasciato intendere di non aver terminato con il personaggio.

Staremo a vedere!

TECNICAMENTE

Forse il vero problema è un po’ da ricercare dal punto di vista tecnico.

I primi episodi, in particolare, suscitano aspettative di un certo tipo che non trovano appagamento.

Dalla parodia del “true crime” si passa, rapidamente, ad un fantasy-horror classico sulle streghe.

Stando così le cose,  capisco i paragoni con alcuni “classici” del genere, come Hocus Pocus.

CONCLUSIONI

Una serie piacevole, l’ideale per Halloween, ma anche per gli appassionati di fantasy e occulto. Da non perdere, ignorando le critiche.


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