Searching: recensione del thriller con John Cho girato interamente su schermi digitali
Titolo: Searching
Nazione: USA
Anno: 2018
Regia: Aneesh Chaganty
Con: John Cho, Debra Messing, Michelle La
Durata: 102 minuti
Introduzione
Un film girato interamente attraverso schermi di computer, telefoni e telecamere di sorveglianza. Searching è uno degli esperimenti formali più riusciti del cinema recente: un thriller che usa il linguaggio digitale non come trovata estetica fine a se stessa, ma come strumento narrativo che dice qualcosa di preciso sulla nostra vita online e sui rapporti familiari nell’era dei social.
Trama
Searching racconta la storia di David Kim, padre vedovo rimasto solo con la figlia adolescente Margot dopo la morte della moglie per leucemia. Una mattina Margot non si presenta a scuola e non risponde al telefono: è scomparsa. David, convinto che la polizia non stia facendo abbastanza, comincia a setacciare i profili social della figlia alla ricerca di indizi, scoprendo progressivamente una vita parallela di cui non sapeva nulla. Il film si svolge integralmente attraverso le schermate del suo computer.
Opinioni
Searching è uno di quei film che dimostrano come una buona storia raccontata con intelligenza non abbia bisogno di effetti speciali o di un budget enorme. La tecnica dello “screenlife”, ovvero la ripresa esclusiva di schermi digitali, in questo caso non è un semplice gimmick: rivela qualcosa di profondo sul modo in cui conosciamo, o crediamo di conoscere, le persone che amiamo. David scopre una figlia che sui social era una persona diversa da quella che credeva di vedere ogni giorno, e questa distanza è il vero dramma del film.
John Cho è straordinario nel ruolo: riesce a trasmettere ansia, senso di colpa e amore paterno attraverso le sole espressioni del viso riprese dalla webcam, il che non è poco. Il film mantiene la tensione per tutta la durata e riserva un colpo di scena finale che funziona.
Tecnicamente
La coerenza tecnica del film è impressionante: ogni dettaglio degli schermi è curato, dalle notifiche alle app utilizzate, passando per la cronologia del browser e i video di YouTube. La ricostruzione dell’esperienza digitale è autentica e riconoscibile per chiunque usi questi strumenti quotidianamente. I primi minuti del film, che riassumono la vita familiare dei Kim attraverso i file del computer di David, ricordano per intensità emotiva l’inizio di Up della Pixar, ma in versione digitale.
Il tema dei social e dei rapporti familiari
Searching pone una domanda scomoda: quanto conosciamo davvero le persone che vivono con noi? I social mostrano una versione curata di sé stessi, spesso molto diversa da quella reale, e il film usa questa distanza per costruire un thriller che è anche una riflessione sul rapporto tra genitori e figli nell’era digitale. Non è predicatorio: mostra semplicemente cosa può succedere quando ci si affida troppo all’immagine proiettata online.
A chi è consigliato
Searching è ideale per chi ama i thriller psicologici con una componente tecnica originale. È anche un film molto accessibile grazie al linguaggio digitale familiare a tutti. La storia funziona per un pubblico ampio, dai genitori che si riconoscono nella situazione di David ai ragazzi che capiscono perfettamente la doppia vita online della figlia.
Conclusioni
Uno dei thriller più originali e riusciti degli ultimi anni, che usa una forma insolita per raccontare una storia universale. Da vedere.
Voto: 8.5/10
