Meta vuole leggerti nel pensiero (senza aprirti il cranio)
Per anni l’idea di un’interfaccia diretta fra cervello e computer ha fatto rima con bisturi. Neuralink impianta elettrodi sotto la scatola cranica, la Cina ha appena approvato il suo primo chip invasivo, e ogni progresso in questo campo sembrava passare per forza da una sala operatoria. Meta prova invece un’altra strada: niente chirurgia, solo dispositivi indossabili che intercettano i segnali del cervello dall’esterno.
L’azienda di Menlo Park ha presentato da pochi giorni Brain2Qwerty v2, un sistema che trasforma l’attività cerebrale in testo scritto senza toccare un solo neurone con un ago. La ricerca è uscita insieme a uno studio su Nature Neuroscience e si basa sulla magnetoencefalografia, o MEG: uno scanner che misura i debolissimi campi magnetici generati dai neuroni della corteccia motoria mentre una persona immagina, o compie, il gesto di digitare su una tastiera.
I numeri diffusi da Meta parlano di una precisione media del 61% nel riconoscimento delle parole, che sale al 78% per il partecipante più performante. Più della metà delle frasi decodificate nei test conteneva un solo errore di parola o nessuno, il che segna un miglioramento reale rispetto alla prima versione del progetto.
Il vero limite è ancora l’hardware
Nessuno indosserà questi sistemi al polso nel breve termine, per un motivo semplice: gli scanner MEG oggi in uso sono ingombranti, costosi, e vanno fatti funzionare in ambienti controllati, lontanissimi dalla praticità di un braccialetto o di un paio di occhiali. È il limite di fondo di tutte le interfacce cervello-computer non invasive: i segnali raccolti dall’esterno del cranio sono deboli e rumorosi, molto più di quelli letti da un elettrodo piantato nel tessuto cerebrale, quindi servono sensori più sofisticati per recuperare quella precisione persa dalla distanza.
Meta comunque non parte da zero. L’azienda studia da anni la lettura dei segnali corticali, soprattutto per applicazioni legate alla realtà virtuale e aumentata, e questo progetto si inserisce in una strategia più ampia che comprende anche i Ray-Ban Display, gli occhiali intelligenti già affiancati da un bracciale capace di tradurre i movimenti della mano in comandi.
Un settore che si sta affollando
Meta non è sola in questa corsa. Neurable sta cercando di portare la lettura dei segnali cerebrali direttamente nei dispositivi indossabili di consumo, concedendo la propria tecnologia in licenza ai produttori di hardware. Anche Apple, stando ad alcuni brevetti depositati di recente, sembra muoversi nella stessa direzione. Sul fronte invasivo intanto non si rallenta: oltre a Neuralink, aziende come Synchron e Neuracle continuano a testare impianti per pazienti con gravi disabilità motorie, con risultati clinici già concreti — un uomo affetto da SLA, ad esempio, grazie a un impianto è tornato a scrivere email e lavorare da casa propria.
Impianti e dispositivi indossabili non competono per lo stesso pubblico. I primi restano la scelta più efficace quando serve precisione clinica e il beneficio per il paziente giustifica il rischio chirurgico. I secondi puntano a un pubblico molto più ampio, dove contano soprattutto la comodità e la barriera d’ingresso bassa, anche a costo di una precisione minore.
Cosa cambia per medicina e realtà aumentata
Le applicazioni che Meta e i suoi concorrenti hanno in mente riguardano soprattutto due ambiti. In medicina, un sistema non invasivo potrebbe un giorno restituire la comunicazione a persone con gravi limitazioni motorie senza passare da un intervento chirurgico, aprendo la strada a chi oggi non può o non vuole rischiare un impianto. Nella realtà aumentata, invece, diventerebbe un modo per controllare dispositivi e interfacce senza mani e senza voce — la stessa direzione già presa dagli occhiali smart di Meta.
Un punto però va tenuto d’occhio: questi dispositivi, per funzionare, hanno bisogno di leggere l’attività del nostro cervello. Chi possiede quei dati, come vengono conservati e a cosa vengono usati sono domande che finora nessuna azienda del settore ha affrontato con la stessa chiarezza con cui presenta i risultati tecnici.
