Designated Survivor: Kiefer Sutherland presidente per caso in un thriller politico riuscito
Titolo: Designated Survivor
Nazione: USA
Anno: 2016
Con: Kiefer Sutherland, Natascha McElhone, Adan Canto, Italia Ricci
Genere: Thriller politico, Drammatico
Network: ABC (stagioni 1-2), Netflix (stagione 3)
Stagioni: 3 (2016-2019)
Un attentato al Campidoglio e un ministro improvvisato presidente
Designated Survivor parte da una premessa basata su una procedura reale del governo americano. Il “sopravvissuto designato” e’ una figura istituzionale che esiste davvero: durante i discorsi ufficiali come il Discorso sullo Stato dell’Unione, un membro del gabinetto viene tenuto separato dal resto del governo in un luogo sicuro, pronto a garantire la continuita’ del potere esecutivo in caso di attacco. Nella serie, quella notte al Campidoglio va storta in modo catastrofico: un’esplosione uccide il Presidente e quasi l’intera linea di successione. Tom Kirkman, Segretario alla Casa e allo Sviluppo Urbano, figura di secondo piano considerata da tutti un politico dimesso e poco incisivo, si ritrova improvvisamente alla guida degli Stati Uniti.
La serie costruisce la sua tensione proprio su questo contrasto: un uomo che non voleva il potere e che non sa come gestirlo, circondato da militari, consiglieri e politici che lo considerano un presidente di serie B. Nel frattempo le indagini sull’attentato rivelano una cospirazione molto piu’ ramificata di quanto sembri.
Un thriller politico piu’ umano del solito
Kiefer Sutherland porta Kirkman con una misura che funziona bene: il personaggio e’ insicuro ma determinato, e l’interpretazione punta molto sulla vulnerabilita’ piuttosto che sull’eroismo da action movie. E’ una scelta che distingue Designated Survivor da molte altre serie sul tema, dove il presidente e’ quasi sempre una figura monumentale. Qui e’ piu’ riconoscibile, piu’ vicino allo spettatore, e questo rende le sue difficolta’ piu’ credibili.
Il ritmo e’ sostenuto, la scrittura e’ solida nella prima stagione, e la premessa politica viene trattata con piu’ realismo di quanto ci si aspetterebbe da una serie network. Il patriottismo americano che spesso appesantisce questo tipo di prodotti e’ presente ma non invadente. Una serie che vale la visione, soprattutto per chi apprezza i thriller istituzionali con qualcosa da dire sulla fragilita’ del potere.
Fonte: ABC, stagione 1 (2016). Recensione redatta nel dicembre 2017.
