Perche’ videogiochiamo: dall’arcade alle storie ramificate, un medium in evoluzione
Categoria: Videogiochi, cultura generale
Anno di pubblicazione: 2016
Dalle macchinette ai mondi aperti: una storia lunga cinquant’anni
I videogiochi nascono come intrattenimento da bar, nelle macchinette a gettoni che chiedevano una moneta per qualche minuto di gioco. I primi titoli commerciali, come Pong e Space Invaders, erano meccaniche pure senza storia: lo scopo era sopravvivere il piu’ a lungo possibile e superare il punteggio precedente. Con l’arrivo delle prime console domestiche e poi dei personal computer il medium ha cominciato a evolversi rapidamente, assorbendo strutture narrative sempre piu’ elaborate. I giochi di ruolo giapponesi degli anni Ottanta e Novanta, come Dragon Quest e Final Fantasy, hanno dimostrato che un videogioco poteva raccontare una storia epica, con personaggi, dialoghi e un arco narrativo di decine di ore.
Perche’ giochiamo: l’immersione come bisogno
La risposta piu’ onesta alla domanda del perche’ si giochi e’ legata al concetto di immersione: i videogiochi offrono la possibilita’ di abitare un mondo diverso, di compiere scelte che hanno conseguenze, di vivere storie che nel mondo reale non sarebbero possibili. Questa capacita’ di coinvolgimento attivo, diversa dalla passivita’ del cinema o della lettura, e’ l’elemento che distingue il medium da tutti gli altri. I giochi moderni hanno spinto questa logica all’estremo, con mondi aperti da esplorare, storie ramificate dove le scelte del giocatore contano davvero e personaggi con cui e’ possibile costruire relazioni nel corso di decine di ore. Il videogioco e’ diventato, nel tempo, il medium narrativo piu’ personale che esista.
Fonte: elaborazione originale. Consultato il 14 giugno 2026.
