Il Diavolo Veste Prada 2: recensione del sequel con Meryl Streep e Anne Hathaway
Titolo: Il Diavolo Veste Prada 2
Nazione: USA
Anno: 2026
Regia: David Frankel
Con: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Kenneth Branagh, Lucy Liu
Durata: 111 minuti
Introduzione
Il Diavolo Veste Prada è uno di quei film che, nel 2006, ha segnato un’intera generazione. Vent’anni dopo, con un sequel attesissimo, David Frankel torna a bussare alle porte della leggendaria redazione di Runway. La domanda che tutti si pongono è una sola: ne valeva davvero la pena? Vediamolo nel dettaglio.
Trama
Il Diavolo Veste Prada 2 riprende le fila della storia anni dopo gli eventi del primo film. Miranda Priestly è ancora al comando di Runway, ma il mondo dell’editoria è profondamente cambiato: la stampa è in crisi, il digitale avanza inesorabile e i vecchi equilibri di potere vacillano. Nel frattempo, la sua ex assistente Emily Charlton è diventata una dirigente di successo in un’azienda rivale, e le due si ritrovano in una battaglia senza esclusione di colpi per il dominio del settore. Andy Sachs, da parte sua, ricompare nella vita di entrambe, portando con sé nuove tensioni e vecchi conti in sospeso.
Opinioni
Il Diavolo Veste Prada 2 è stato uno dei film più attesi del 2026, e l’uscita nelle sale italiane, avvenuta il 29 aprile, ha confermato l’enorme interesse del pubblico con un esordio da oltre 2,7 milioni di euro. Il film funziona soprattutto grazie alla forza dei suoi personaggi: rivedere Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly è sempre un piacere, e la Streep conferma ancora una volta di essere in una categoria a parte. Molto convincente anche Emily Blunt, che costruisce il suo personaggio con sfumature nuove e interessanti rispetto al primo capitolo. Anne Hathaway è solida, anche se il suo ruolo risulta meno centrale di quanto ci si aspettasse. Il vero punto debole del film è la sceneggiatura, che in alcuni momenti sembra voler accontentare tutti senza osare abbastanza, e il ritmo nella seconda metà rischia di calare.
Tecnicamente
Dal punto di vista tecnico, il film è curato e patinato come ci si aspetta da una produzione di questo tipo. La fotografia è elegante, i costumi sono ovviamente una festa per gli occhi e la regia di Frankel è pulita e professionale, senza grandi virtuosismi ma efficace nel raccontare le dinamiche tra i personaggi. La colonna sonora è moderna ma non particolarmente memorabile. I 111 minuti di durata si sentono leggermente nella parte centrale, ma il finale recupera il ritmo e regala qualche momento davvero riuscito.
Confronto con il primo film
Il primo Il Diavolo Veste Prada del 2006 aveva dalla sua parte un elemento che nessun sequel può replicare: la sorpresa. Vedere Miranda Priestly per la prima volta, assistere alla trasformazione di Andy da giornalista idealista a collaboratrice di una grande rivale, scoprire il mondo patinato e spietato dell’alta moda attraverso gli occhi di un’outsider: erano tutti elementi che funzionavano perché erano nuovi. Il sequel è inevitabilmente appesantito dal confronto, e non sempre riesce a reggere il paragone. Detto questo, chi ha amato il primo capitolo troverà qui molto di cui godersi: i personaggi sono ancora vivi, le dinamiche funzionano e il tono riesce a bilanciare commedia e dramma senza scivolare in territori troppo cupi.
A chi è consigliato
Il Diavolo Veste Prada 2 è pensato principalmente per chi ha amato il film originale e vuole ritrovare i personaggi vent’anni dopo. Chi si avvicina alla saga per la prima volta farebbe meglio a recuperare prima il capostipite: il sequel dà per scontata la conoscenza delle dinamiche tra i personaggi e funziona molto meglio con quel contesto alle spalle. Per il pubblico di appassionati di cinema di qualità con una componente di costume e satira del mondo della moda, è comunque una scelta solida per una serata al cinema.
Conclusioni
Un sequel piacevole, ben recitato e tecnicamente inappuntabile, che però non riesce a eguagliare la freschezza e l’impatto del film originale. Per i fan del primo capitolo è comunque una visione consigliata, soprattutto per rivedere all’opera una Meryl Streep semplicemente magistrale.
Voto: 7/10
