Rate this post

Un vertice che il mondo attendeva

Il 14 maggio 2026 Pechino è al centro della scena geopolitica globale. Donald Trump è atterrato nella capitale cinese per quello che è già stato ribattezzato lo storico vertice del disgelo: la prima visita di un presidente degli Stati Uniti in Cina negli ultimi nove anni, ovvero dall’ultima volta in cui fu lo stesso Trump a recarvisi, nel 2017.

I colloqui si sono svolti alla Grande Sala del Popolo, il palazzo del parlamento affacciato su piazza Tienanmen, dove Xi Jinping ha accolto il presidente americano con tutti gli onori: tappeto rosso, banda militare, salve d’onore e centinaia di studenti che sventolavano bandierine americane e cinesi. Un’accoglienza che Trump stesso ha definito “un onore come pochi altri che abbia mai visto”.


Le parole dei leader: toni insoliti e dichiarazioni di distensione

Il clima del bilaterale è stato caratterizzato da toni insolitamente cordiali, nonostante le profonde tensioni che da anni dividono Washington e Pechino. Trump ha elogiato il presidente cinese definendolo “un grande leader” e ha sottolineato come Cina e Stati Uniti abbiano “un fantastico futuro insieme”.

Xi Jinping ha risposto con altrettanta apertura: “Dovremmo essere partner, non avversari”, ha dichiarato, aggiungendo che il motto trumpiano «Make America Great Again» e «la grande rinascita della Cina» possono tranquillamente coesistere. Il presidente cinese ha definito la relazione tra i due Paesi come “a un bivio” di fronte alle turbolenze mondiali, avvertendo però che, se gestita male, la situazione potrebbe diventare “molto pericolosa”.

Al termine degli incontri, Trump ha invitato ufficialmente Xi Jinping alla Casa Bianca per il prossimo 24 settembre 2026.


La delegazione americana: grandi imprenditori al seguito

Con Trump a Pechino è arrivata una folta delegazione economica: oltre a funzionari di governo — tra cui il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth (primo titolare del Pentagono a recarsi in Cina dagli anni di Nixon) — erano presenti circa 17 CEO delle principali aziende americane, tra cui Elon Musk e Tim Cook di Apple.

Tra i nomi più attesi figurava anche Jensen Huang, CEO di Nvidia, la cui presenza ha avuto però un retroscena insolito: inizialmente non previsto nella delegazione ufficiale, Huang si è aggiunto all’ultimo momento durante lo scalo dell’Air Force One in Alaska, dichiarando tramite un portavoce di voler “sostenere l’America e gli obiettivi dell’amministrazione”. La sua partecipazione non è casuale: uno degli obiettivi centrali del vertice riguarda proprio i semiconduttori e l’intelligenza artificiale, dossier su cui Nvidia è protagonista assoluta.


I dossier sul tavolo: Iran, Taiwan, dazi e AI

I temi chiave dell’incontro erano tre: la guerra commerciale, la crisi in Medio Oriente e Taiwan. Su nessuno è stato annunciato un accordo che cambi sostanzialmente le cose, ma alcuni segnali positivi sono emersi.

Iran e lo Stretto di Hormuz

La Casa Bianca ha comunicato che i due presidenti hanno concordato sulla necessità di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita un terzo del petrolio importato dalla Cina. Cina e USA hanno inoltre convenuto che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari. Trump ha riferito che Xi si è offerto di fornire un aiuto sulla questione iraniana e avrebbe dichiarato che Pechino non fornirà equipaggiamento militare a Teheran.

Taiwan

Xi ha ribadito che Taiwan rappresenta il tema “più importante” nelle relazioni sino-americane, chiedendo agli USA di rinunciare al sostegno militare e politico all’isola. Washington ha tuttavia espresso un “chiaro e fermo sostegno” a Taiwan, senza annunciare cambiamenti alla propria politica.

Commercio, terre rare e intelligenza artificiale

Sul fronte economico, la guerra commerciale tra i due Paesi si trova attualmente in una fase di tregua: dallo scorso ottobre entrambe le parti avevano ridotto dazi e restrizioni sulle esportazioni di terre rare. Nessun nuovo accordo è stato annunciato, ma Pechino ha ribadito la volontà di ampliare le opportunità per le aziende americane sul mercato cinese. Resta aperta anche la partita sui chip Nvidia, che gli USA hanno finora vietato di esportare in Cina — tema su cui la presenza di Huang a Pechino potrebbe aprire nuovi spiragli.


Un passo avanti, ma i nodi restano

Il vertice si è chiuso con molte cortesie e pochi annunci concreti. L’obiettivo dichiarato — rendere i rapporti tra Washington e Pechino più stabili e prevedibili — sembra in parte raggiunto sul piano del tono diplomatico. Ma i principali dossier geopolitici e commerciali restano aperti.

La visita di Trump si concluderà domani, 15 maggio, con un altro round di colloqui ufficiali prima del rientro negli Stati Uniti. Il mondo intero guarda a questo nuovo capitolo delle relazioni tra le due superpotenze, consapevole che le scelte dei prossimi mesi avranno conseguenze decisive per gli equilibri globali.


Fonti: Il Post, Il Fatto Quotidiano, ANSA, Il Giornale d’Italia, Today.it, Euronews, QuiFinanza — 14 maggio 2026